Dopo di Noi – lo spot delle associazioni

3 dicembre, “Tornando a casa”: il Dopo di noi in uno spot delle associazioni
L’iniziativa delle onlus “Oltre lo sguardo” e “Hermes”: girare uno spot che promuova IL MANTENIMENTO DI UNA CONDIZIONE DI VITA CHE SIA IL PIÙ POSSIBILE SIMILE A QUELLA DELLA CASA FAMILIARE. In una lettera alle associazioni, la richiesta di adesione

Redattore sociale e SuperAbile

ROMA – Una campagna che promuova il “Dopo di noi” in “casa” propria o in cohousing, ma che contribuisca anche a diffondere un’immagine della disabilità diversa da quella generalmente proposta da cinema e televisione e più vicina a quella prevista nella Convenzione Onu. E’ questo l’obiettivo che si pone l’associazione “Oltre lo sguardo”, insieme a “Hermes”, nel promuovere la realizzazione dello spot di comunicazione “Tornando a casa. La persona disabile di fronte al futuro”. Uno spot “fatto si sorrisi e amore”, ci annunciano Elena Improta, presidente di Oltre lo sguardo e Loredana Fiorini Vice Presidente della Hermes nonché mamme di Mario e Davide ragazzi con disabilità complesse e principali promotrici e ideatrici dello spot. “Da circa un mese – ci raccontano – stiamo realizzando set fotografici all’interno delle case in cui i nostri ragazzi vivono, per catturare i loro sguardi, i loro sorrisi, la loro quotidianità. Lo spot sarà fatto solo di immagini e persone reali, non ci saranno attori né finzione, ma una serie di scatti in movimento realizzati negli spazi casalinghi. Ne verrà fuori l’immagine della casa così come è vissuta dai nostri ragazzi: luogo di affetto, di calore umano e di continuità con la relazione familiare. Vogliamo andare ‘oltre lo sguardo’ veloce e superficiale rispetto ai bisogni sanitari e medici che riguardano alcune disabilità, che hanno necessità di ricovero o comunque dell’accoglienza in un istituto. Il nostro sguardo vuole essere rafforzativo dei principi enunciati nella legge sul Dopo di noi e propositivo, affinché questa legge migliori e sia sempre più accessibile anche dal punto di vista delle risorse che verranno messe a disposizione nei prossimi anni”. Per realizzare il progetto, le associazioni si sono autotassati, per un importo di 4.500 euro. La produzione è MAD7. “Speriamo di trovare uno sponsor o un finanziamento per rientrare almeno in parte delle spese sostenute – ci dice Elena Improta – Per adesso abbiamo ricevuto il patrocinio della Consulta cittadina H di Roma – sottolinea Loredana Fiorini e in questi giorni, intanto, stiamo inviando lettere alle associazioni, per chiedere la loro adesione: un’adesione non onerosa, ma che ci servirà per rendere lo spot virale”.

A girare lo spot, un regista, che preferisce restare anonimo e che ha offerto gratuitamente la propria professionalità e il proprio tempo, entrando fisicamente in quattro case, per coglierne i momenti più significativi. “I ragazzi sono stati bravissimi, anche quelli con disabilità gravi, come i nostri figli: ci hanno stupito per la gioia che dimostravano nel poter condividere la propria vita. Sono stati infornati di quello che stavano facendo e l’idea di avere un regista, un fotografo, qualcuno che dall’esterno vivesse con loro i loro momenti di gioia in casa, la sensazione di sentirsi ‘visti’ e di non essere, per una volta, i ‘fantasmi’ che sono abituati ad essere, è stata per loro e per noi la cosa più bella”.

Ora, l’obiettivo, è concludere il lavoro per Natale: “Avrebbe un senso uscire nel periodo in cui maggiormente si respira quel clima di famiglia, di benessere, di calore e di affetto che solo la casa sa offrire e che noi vogliamo assicurare, per oggi e per il futuro, ai nostri figli”.

 

Nel link sottostante troverete un articolo di SuperAbile INAIL che ci pone di fronte al conflitto fra i sostenitori del “Dopo di noi” in “casa” propria o in cohousing, in piena autodeterminazione e secondo lo spirito, come meglio noto, del “Nulla su di noi senza di noi”, ed i sostenitori della soluzione del confinamento delle persone con disabilità in strutture rigide, con gestione che nulla lascia all’autodeterminazione delle persone e che non garantisce alle stesse neppure il rispetto e la protezione dagli abusi.

Tali strutture si chiamano istituti e la reclusione che tramite essi si realizza si chiama istituzionalizzazione.

Se mettiamo le due opposte filosofie sui due piatti di una bilancia, essi schizzeranno su e giù, a testimonianza della differenza di “Humanitas” che tali filosofie va a permeare.

 

https://www.superabile.it/cs/superabile/sportelli-e-associazioni/20181204-spot-tornando-a-casa.html?fbclid=IwAR3b-Gz1o-E7nzkpbe-SmCUV5Uh2NAow7SUa0Ox7N1E66fbBVNTRX04LiQU

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